Studio Legale Gentilli - Torino

Tel. +39 011545128 - Cel. +39 3356057713

Studio Legale e Tributario

Mail: [email protected]

 

Menù

Di cosa si occupa il mio Studio Legale di Torino

Diritto tributario

Sono avvocato esperto nel diritto tributario. La mia esperienza in questo campo è molto vasta. Ho scritto un libro e 19 pubblicazioni, ho praticato sul campo, assistendo contribuenti avanti le Commissioni Tributarie Provinciali, le Commissioni Tributarie Regionali e la Corte di Cassazione.

Un’osservazione è d’obbligo per iniziare: nel campo del diritto tributario la fortuna, sì parlo proprio della Dea bendata, gioca molto più che negli altri campi del diritto la sua parte. Ciò avviene per un motivo molto semplice...

Molti Magistrati delle Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali non sono Magistrati di carriera, ma Avvocati, Commercialisti, Ragionieri o ex Funzionari dell’Amministrazione Finanziaria.

Ciò significa che nelle grandi città, come ad esempio Torino, le Commissioni Tributarie sono formate da varie Sezioni, ognuna delle quali è formata da Magistrati di cultura, origine e provenienza diversa. Alcune potranno essere tendenzialmente più inclini ad ascoltare le ragioni dei Contribuenti, altre quelle dell’Amministrazione.

Con ciò non voglio parlare di mancanza di imparzialità della quale, come persona e quale avvocato, non ho mai dubitato e non dubito mai, ma di contiguità o ex contiguità con un determinato humus culturale e di frequentazione che tende ad influenzare, nell’imparziale coscienza della persona, in perfetta buona fede, la sua decisione.

Si tratta di un settore del diritto in cui l’accumularsi di leggi, spesso complesse e poco chiare, determina un rischio di giudizio particolarmente elevato, con conseguente maggiore difficoltà per l’avvocato difensore.

Ecco perché, quando mi accingo ad assumere una difesa tributaria dico subito al Cliente che per metà la decisione dipenderà dalla Sua fortuna e per l’altra metà dalla mia abilità di avvocato tributarista.

L'importanza della discussione orale.

Anche per tale ragione, nel processo tributario avanti le Commissioni Tributarie, la discussione orale, pur facoltativa, è altamente consigliabile, affinché l’Avvocato difensore possa avere un contatto diretto con la Commissione Tributaria e, dopo aver ascoltato la relazione della causa, possa illustrare al meglio i punti rilevanti a favore del Cliente.

La decisione sul ricorso non è conosciuta immediatamente dall’avvocato subito dopo la discussione, ma viene depositata in Cancelleria entro 30 giorni dalla deliberazione.

La parte soccombente avrà facoltà di appellare la decisione entro 30 giorni dalla notificazione o entro sei mesi, se non vi è stata notificazione.

Per impugnare una decisione, l’avvocato deve ricordare il principio del tantum devolutum quantum appellatum, nel senso che la cognizione del giudice d’appello è limitata a quelle che sono le richieste svolte dall’avvocato difensore con l’atto di appello.

Le decisioni di secondo grado possono essere impugnate avanti la Suprema Corte di Cassazione da un avvocato cassazionista entro 60 giorni dalla notificazione o entro sei mesi, se non vi è stata notificazione.

A seguito di presentazione, da parte dell’avvocato difensore, del ricorso per Cassazione, è possibile richiedere, a determinate condizioni, la sospensione dell’esecuzione della sentenza impugnata.

Sospensiva che si aggiunge a quella che la Commissione Tributaria Provinciale può concedere in presenza di gravi motivi a seguito di impugnazione di atti dell’Amministrazione Finanziaria gravemente pregiudizievoli alla sfera patrimoniale del contribuente.

Avanti la Corte di Cassazione è possibile presentare memorie e, quando viene fissata la pubblica udienza, partecipare alla discussione orale, non personalmente, ma tramite avvocato difensore.

Per il patrocinio avanti la Suprema Corte è necessaria l’iscrizione ad un Albo Speciale degli Avvocati Cassazionisti, al quale sono iscritto dal 30 maggio 1997.

Ho specifica esperienza nella difesa avanti la Corte di Cassazione, avendo fino ad oggi personalmente patrocinato una sessantina di cause.

Diritto bancario

Il mio studio legale di Torino assiste banche primarie nel panorama italiano ed europeo per le problematiche più varie, dall'ordinario contenzioso, al recupero crediti, anche in forma massiva, organizzata e stragiudiziale, alle problematiche concernenti i mutui, il leasing immobiliare, il conteggio dei tassi di interesse, le esecuzioni immobiliari.

Sono avvocato esperto di credito al consumo, leasing, credito finalizzato all'acquisto di beni o servizi, di cessione del quinto dello stipendio o della pensione, di non performing loans.

Diritto commerciale

Lo studio legale tratta cause di concorrenza sleale, marchi, brevetti, invenzioni, tutela del know how aziendale, controversie fra soci di società commerciali e fra soci e le società stesse, controversie relative a cessioni o affitti di aziende o immobili commerciali ed industriali.

Recupero crediti

Il recupero crediti è una branca del diritto snobbata da quegli avvocati che la reputano troppo banale e per questo preda di non avvocati (società di recupero crediti, banche, entità varie e differenziate), poiché i più insigni detentori della scienza giuridica hanno dato forfait.

E' proprio così, ove manca la Chiesa arrivano i maghi, là dove difetta la scienza prosperano gli incompetenti, là dove latitano gli avvocati e gli studi legali seri, fioriscono i soggetti alternativi che, con armi impari rispetto a quelle degli avvocati (perché non vincolati a regole deontologiche che questi ultimi debbono necessariamente osservare), acquisiscono gran parte del lavoro che dovrebbe invece essere naturalmente quello d'un avvocato o di uno studio legale, ma – non potendolo svolgere direttamente – si avvalgono di avvocati e di studi legali disponibili a svolgere le pratiche loro affidate.

In tal modo gli avvocati, non esperti d'organizzazione, subiscono quella del soggetto forte, spesso se ne avvantaggiano, a volte sono sfruttati, ma tant'è: questo è il mercato e nulla possiamo fare per cambiarlo, dobbiamo solo conoscerlo e cercare di adattarvici per poter sopravvivere.

Il mio studio legale ha cercato, con alterne fortune, di sfatare questo mito e posso affermare di avere una vastissima esperienza in questo settore, sia in campo giudiziale, sia in campo stragiudiziale, avendo operato da decenni per banche, imprese multinazionali, piccole e medie imprese e privati, con grande soddisfazione.

Il segreto:

Investimenti

Il mio studio legale ha notevole esperienza in questo campo, in particolare nella compravendita di immobili, nella compravendita di aziende, nella locazione di immobili e nell’affitto di aziende, nell’assistenza delle parti all’acquisto tramite aste giudiziarie.

Un consiglio è d’obbligo per tutti: non vi fidate.

Anche nelle aste giudiziarie, ove la trasparenza appare massima, per una corretta valutazione dell’affare, non basta leggere bene la perizia, occorre invece valutare se il perito ha fatto un buon lavoro o se, in perfetta buona fede, della quale mai dubito, non abbia omesso un particolare rilevante.

Non lasciatevi poi ingannare dai prezzi base delle aste: i migliori affari si fanno quando i prezzi non sono troppo bassi! Perché? perché i prezzi troppo bassi attirano molti più acquirenti che i prezzi meno bassi, più vicini al valore commerciale del bene. E, con tanti potenziali acquirenti, il prezzo sale.

Le truffe prosperano là ove c’è eccesso di fiducia mal riposta.

Ricordo, giovane avvocato, che un Cliente aveva lasciato dilapidare il suo patrimonio da un imbroglione di cui si era imprudentemente fidato. Alla domanda che il giudice gli pose, su richiesta dell’avvocato, sul perché di tanta fiducia, candidamente rispose: perché girava con il Sole 24 ore sotto il braccio!

Diritto penale

Il processo penale può trasformarsi in una macchina infernale, non solo per chi è ingiustificatamente accusato di un reato, ma anche per la parte lesa, affamata di giustizia rapida ed efficace.

Nel diritto penale, vige la presunzione di non colpevolezza dell'imputato (art. 27 della Costituzione).
Ciò dovrebbe significare che, in un procedimento penale, ognuno di noi, se innocente, non dovrebbe provare alcunché, attesa la vigenza della presunzione.

Tale presunzione non vale però a salvare dallo stress chi si trovi suo malgrado coinvolto nel processo, pur essendo innocente e pur assistito da un ottimo studio legale.

Il procedimento penale è fortemente pervaso dallo spirito del favor rei e ciò comporta che la parte lesa è fortemente pregiudicata dall’impianto stesso del processo, con evidente violazione del principio di uguaglianza (art. 3 della Costituzione).

Basti pensare che:

A meno che …

A meno che il bilanciamento degli interessi in gioco Ti costringa a rischiare, nel senso che la Tua presenza nel processo, interloquendo, tramite il Tuo avvocato, con la Pubblica Accusa e portando prove decisive del Tuo buon diritto, siano almeno soggettivamente in grado di dare un’impronta decisiva al processo.

Ho assistito, quale avvocato difensore, medici imputati di aver cagionato lesioni a pazienti e pazienti che ritengono di essere stati danneggiati da medici.

Per la loro difesa è indispensabile un approfondito studio della cartella clinica, poiché la verità scientifica può essere diversa da quella spesso erroneamente percepita dal paziente o talvolta erroneamente supposta dal medico.

Il mio studio legale può contare su una fidata rete di medici legali, cui richiedere le più opportune consulenze.

Ricorderò sempre un processo in cui un mio Cliente era stato, a suo dire infondatamente, accusato di aver investito una persona che camminava sulle strisce pedonali e di non essersi fermato a soccorrerla. La persona aveva - per fortuna - subito solo lesioni di lieve entità.

L'unico elemento d'accusa era costituito dal numero di targa dell'auto, di proprietà del mio Cliente, che una terza persona, non identificata, aveva fornito alla Polizia. Il mio Cliente negava ogni coinvolgimento, ma io, quale avvocato, in tutta sincerità, avevo qualche dubbio.

Gli consigliai di non presentarsi al processo e fu assolto.

Non ho alcun dubbio che, se si fosse presentato, l'altra parte (in buona fede o no, questo non importa) avrebbe detto al Giudice: è lui che mi ha investito! E sarebbe stato condannato.

Il mio studio legale assiste imprenditori imputati di reati fallimentari e societari e comunque di reati attinenti la conduzione della loro impresa.

Il mio studio legale assiste Procedure fallimentari nella costituzione di parte civile derivante da reati commessi ai danni delle Procedure stesse.

Sono stato avvocato difensore d’un architetto, ultima ruota del carro di una Provincia, imputato di disastro colposo perché aveva messo un visto su un progetto, non da lui redatto, che autorizzava il compimento di determinati lavori edilizi.

Una frana, per fortuna senza feriti, aveva bloccato la viabilità per lungo tempo e di qui un processo monstre contro tutti coloro che per qualche ragione si erano interfacciati col progetto. Inutile richiedere più volte al Magistrato di turno lo stralcio e l'archiviazione per il povero architetto che nulla c'entrava.

Lo stesso venne assolto con la più ampia formula solo al dibattimento, dopo due anni di calvario, che l'hanno portato ad una grave depressione.

Diritto al cambio di nome e cognome

Forse non tutti sanno che è possibile cambiar nome o cognome.

La procedura relativa al cambio di nome è di competenza del Tribunale, se il cambio di nome è conseguenza della rettificazione del sesso: di conseguenza è necessaria la rappresentanza di uno studio legale.

E' invece di competenza del Prefetto in tutti gli altri casi in cui il cambio di nome non è conseguenza della rettificazione del sesso (la pratica avanti al Prefetto può essere svolta dalla parte anche senza avvocato).

Il Prefetto concede il cambio di nome solo per motivi gravi e seri, quando il nome attribuitoci sia vergognoso, osceno o comunque ci crei seri problemi per la nostra vita di relazione.

Il nome scelto deve – per i cittadini italiani – corrispondere al sesso della persona, ciò non vale per i cittadini stranieri per i quali non vale questo limite.
Cambio di cognome. La legge ora concede ai genitori di attribuire ai figli il cognome della madre in aggiunta a quello del padre quando ciò viene richiesto con l’atto di nascita.

In tutti gli altri casi, è possibile richiedere al Prefetto, per valide e motivate ragioni, l'aggiunta del cognome della madre a quello paterno.

Diritto di famiglia

Dico la verità, non amo il diritto di famiglia perché amo troppo la famiglia e ben so che ogni separazione presuppone il fallimento della famiglia stessa. Nel momento in cui mi trovo ad affrontare una separazione fra coniugi, il mio primo intento, quale avvocato, è quello di portare i coniugi stessi alla riconciliazione.

Solo se ogni sforzo risulta vano, cerco di addivenire ad una separazione consensuale e solo ove questa non sia possibile suggerisco al Cliente di richiedere una separazione giudiziale, con eventuale addebito all'altro coniuge.

Non bisogna però dimenticare che, in ogni unione non riuscita, chi ci rimette di più sono i figli per cui a me sembra indispensabile che, nel negoziare una separazione consensuale, gli avvocati difensori tengano in primario conto l'interesse dei figli minori.

Come?

Diritto delle successioni

Sono Curatore di Eredità Giacenti presso il Tribunale di Torino.

Quale avvocato difensore ho trattato molte cause ereditarie e di divisione ereditarie fra coeredi ed è tuttora uno dei settori di attività del mio studio legale.

Nei primi anni della professione legale, dominava il diritto civile ed abbondavano le cause in cui il de cuius aveva disposto a favore dell’amata di turno, oltre la sua quota di legittima che la vedova sconsolata reclamava.

Ora, il clima si è involgarito, come la società, ed è il diritto penale che la fa da padrone.

Abbondano le cause di circonvenzione d’incapace, spesso promosse da chi, per tutta la vita si era disinteressato del Defunto.

Certo è da biasimare la badante che si fa intestare tutto il patrimonio dell’(amato) anziano quando questi è ancora in vita o si fa nominare dallo stesso sua erede universale, approfittando di un suo stato di debolezza e fragilità, ma dov’erano i parenti ad assistere il poveretto, nella sofferenza che tutti i giorni la vecchiaia comporta?

Diritto delle locazioni

E’ stato la palestra di tutti i giovani avvocati (ed anche la mia, quand’ero giovane avvocato) che un tempo si facevano le ossa con la legislazione vincolistica, gli sfratti che non si eseguivano, le occupazioni senza titolo degli immobili che non si riuscivano a risolvere, se non con l’aiuto delle Forze di Polizia, opportunamente sollecitate.

Un consiglio ai proprietari: scegliersi bene gli inquilini, non solo dal punto di vista economico.
Il fondamento di ogni attività economica è la fiducia e la stessa deve presiedere la formazione di ogni contratto, anche quello di locazione.

Ricordo che un tempo per la stipula di un contratto di locazione immobiliare abitativo bastava la parola, dal 2004 è subentrata una legislazione che pretendeva, e pretende, l’adempimento della registrazione fiscale del contratto per la sua stessa validità.

Ma la parola data, voglio ricordarlo, deve presiedere ogni rapporto civile fra le persone, tutto il resto è forma e dove la forma è troppa è perché la fiducia manca ed i rapporti fra le persone sono venuti meno.

Ricordo che mia moglie cercava un dentista, l’accompagnai da un professionista di grido che prima di sedersi cercò di farle firmare mille carte per deresponsabilizzarsi. Scappammo via subito. Il destino volle che ebbe la fortuna di conoscerne un altro che, senza tante formalità inutili, le sta facendo un ottimo servizio: una persona, non tanti pezzi di carta inutili!

Diritto del lavoro e della previdenza sociale

Il mio studio legale ha difeso grandi aziende nel contenzioso con i loro dipendenti per licenziamenti reputati dai dipendenti illegittimi e per tutte le problematiche attinenti il rapporto di lavoro.
Ho difeso imprenditori nel rapporto, spesso problematico, con l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, quando quest’ultimo richiede contributi non dovuti in tutto o in parte.

Se ricevete una cartella esattoriale dall’Agente della riscossione per crediti previdenziali che ritenete non dovuti ricordate che è possibile proporre opposizione avanti al Giudice del Lavoro, competente per materia a decidere tali controversie, ma il termine per l’impugnazione è di quaranta giorni e non di sessanta, come invece accade per le controversie tributarie.

Altri settori di attività

Domande e Risposte

 

Studio Legale Avvocato Gentilli - Torino

1) Per agire in giudizio, è necessario il patrocinio di uno studio legale?

Sì. Avanti ai Tribunale ed alle Corti d’Appello, è obbligatoria, ai sensi dell’art. 82 del codice di procedura civile, la difesa tecnica di un avvocato. Davanti al Giudice di Pace, la difesa di un avvocato è obbligatoria solo per le cause di valore superiore a euro 1.100,00.

Per le altre cause, di minore importo, la difesa tecnica, pur non essendo obbligatoria, è altamente consigliabile. Davanti alle Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali, la difesa dell’avvocato è obbligatoria per le cause di valore superiore a euro 3.000,00.

Innanzi alla Suprema Corte di Cassazione, è obbligatoria la difesa tecnica di un avvocato cassazionista, cioè iscritto ad un apposito albo che lo abilita alla difesa avanti la Corte di Cassazione.

2) E’ obbligatorio retribuire il proprio difensore?

Sì. Fra Cliente ed avvocato si instaura un vero e proprio contratto d’opera intellettuale che prevede le reciproche obbligazioni. L’avvocato è tenuto a fornire al Cliente un preventivo dettagliato delle proprie prestazioni professionali, con indicazione specifica del compenso previsto e delle relative modalità di pagamento, che il Cliente è libero di accettare, nel qual caso sarà tenuto al pagamento del compenso convenuto.

Se il Cliente non è in grado di corrispondere all’Avvocato un compenso, potrà presentare, in presenza di determinate condizioni di reddito, al Consiglio dell’Ordine Avvocati competente, domanda di nomina di difensore con il patrocinio a spese dello Stato.

3) Il suo studio legale svolge pratiche con patrocinio a spese dello Stato?

No.

4) Che cos’è un decreto ingiuntivo?

E’ un ordine di pagamento entro quaranta giorni emesso dal Giudice a determinate condizioni le più significative delle quali sono le seguenti : a) se si dà prova scritta del proprio credito; b) se il proprio credito è riconosciuto con scrittura privata o atto pubblico; 3) se si tratta di prestazioni professionali, liquidate dal proprio Ordine di competenza.

5) Un decreto ingiuntivo è immediatamente esecutivo?

Di regola un decreto ingiuntivo non è immediatamente esecutivo. Può essere concessa l’immediata esecutività se si tratta di credito riconosciuto ovvero se si tratta di credito fondato su cambiale od assegno ovvero se sussiste pericolo nel ritardo.

6) Se ricevo un decreto ingiuntivo cosa devo fare?

Devo rivolgermi ad un avvocato per valutare con lui la possibilità di proporre opposizione, sapendo che di regola l’opposizione va proposta entro il termine di giorni 40, anche se il decreto è immediatamente esecutivo, salvo che il giudice abbia abbreviato il termine per l’opposizione.

7) Posso emettere assegni senza data o postdatati?

L’assegno è un mezzo di pagamento che deve essere correttamente compilato, come previsto dalla legge e non può essere emesso senza data, con data posteriore a quella della sua emissione o postdatato.

L’assegno ha valore di titolo esecutivo contro l’emittente per sei mesi (termine di prescrizione). Non emettere mai assegni senza copertura!

8) La cambiale deve essere in regola col bollo?

Sì, altrimenti non vale come titolo esecutivo, ma soltanto come riconoscimento di debito (idoneo a richiedere un decreto ingiuntivo).

9) Cosa significa che la cambiale è titolo esecutivo?

Significa che il possessore legittimo di una cambiale ha diritto di agire esecutivamente contro l’emittente dalla sua scadenza per un periodo di tre anni (termine di prescrizione).

10) Esiste la telepatia giuridica?

Non ci sono prove scientifiche della sua esistenza, ma ho più volte constatato – senza che tale mia constatazione possa ovviamente assurgere a principio scientifico - che per il solo fatto che il Cliente si rivolge ad un avvocato, la pratica inizia a svolgersi in modo favorevole per il Cliente stesso, indipendentemente e prima di qualsivoglia intervento concreto del legale stesso.

In riferimento normativo? La parola di Dio, il Vangelo di Matteo, capitolo 7, 7-12 “ In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto”.

Consigli legali

Ritira tutte le notifiche che vengono effettuate nei Tuoi confronti.

Sembra ovvio, ma non lo è.
Molti ritengono che non ritirare una notifica equivalga a non renderla valida, rendendo vano il lavoro dell’avvocato che l’ha inoltrata.
Non è così.

A parte il caso di scuola del rifiuto di ritirare la notificazione dall'Ufficiale Giudiziario, che equivale ad una notifica a mani (ma il contenuto resterà ignoto al destinatario avendone egli rifiutato la consegna!!!), nella maggior parte dei casi in cui riceviamo una raccomandata e non siamo in casa, l’Ufficiale Giudiziario o il Postino ci lascia l'avviso in buca e noi non andiamo a ritirarla!
Nulla di più grave!

Dopo un certo tempo, l'atto si intende validamente ed efficacemente notificato nei tuoi confronti, senza che Tu te ne avveda!

Il che comporta una probabilità altissima che:

a) in sede civile: Tu sia condannato a pagare a qualcuno somme non dovute o eseguire prestazioni che non avresti dovuto eseguire;
b) in sede penale: Tu subisca il processo ed una possibile condanna in contumacia, ovverossia senza che – potendolo – Tu Ti sia adeguatamente difeso con un avvocato;
c ) in sede amministrativa: Tu sia condannato a pagare una multa allo Stato o al Comune, senza la possibilità di proporre ricorso;
d) in sede fiscale: se non hai ritirato la notificazione di un accertamento fiscale, questo, non impugnato nei 60 gg., diventa definitivo. L’anno dopo ricevi l'iscrizione a ruolo a titolo definitivo e sei costretto a pagare capitale, interessi e sanzioni anche se il tutto, con un ricorso, avrebbe potuto essere annullato o ridotto.

Se Ti trasferisci, vai subito in Anagrafe e denunzia il cambio di residenza.

Altro errore clamoroso che molti fanno è di non comunicare all'Anagrafe il cambio della propria residenza.

La conseguenza è che per tutti, noi non siamo residenti dove realmente abitiamo e restiamo residenti dove non siamo più e dove invece continuano ad arrivare le raccomandate e le notificazioni legali che non ritiriamo.

Se ci viene notificato un atto giudiziario al vecchio indirizzo noi non ci siamo, siamo altrove, nessuno sa dire all'Ufficiale Giudiziario dove siamo finiti e la notificazione è perfezionata col rito degli irreperibili (cfr. art. 143 codice procedura civile).

In questo caso, il processo va avanti lo stesso, ma a nostra insaputa, oppure l'avviso di accertamento diventa definitivo senza che neppure lo immaginiamo, con i nefasti effetti di cui al punto 1).

Ricorderò sempre che, all'inizio della professione legale, quand’ero giovane avvocato, venni nominato dal Tribunale di Torino Curatore fallimentare di una società che produceva utensili diamantati che venne dichiarata fallita poiché, regolarmente convocata da un creditore che vantava un credito di circa 2.000.000 di lire, non si era presentata all'udienza poiché non aveva ritirato l'atto notificato.

All'epoca era possibile fallire anche per debiti di modestissimo importo (ora non è più così) e giustamente la società, col patrocinio d’un valente avvocato, propose opposizione al fallimento, sostenendo che avrebbe potuto facilmente provvedere all'adempimento di un importo tanto modesto per lei.

Il Tribunale di Torino la pensò diversamente, mantenendo il fallimento e motivando la decisione con la mancanza di liquidità dell'impresa che - se non le impediva di pagare il piccolo debito oggetto della richiesta di fallimento – non le consentiva tuttavia di far fronte alle più gravose obbligazioni correnti dell'impresa stessa. In altre parole, l'omesso ritiro di una notificazione ha comportato il dissolvimento dell'impresa, che altrimenti non ci sarebbe stato.

Ricorda di aprire quotidianamente la posta elettronica certificata (detta anche pec).

Oggi il rischio è diventato ancora più insidioso con l'avvento della posta elettronica certificata, detta pec.

Ogni impresa iscritta alla Camera di Commercio, ogni Professionista, ogni Avvocato è tenuto a possedere un indirizzo di posta elettronica certificata, al quale chiunque può notificare qualsivoglia atto giudiziario sapendo che sarà ricevuto un istante dopo il suo invio e che ciò costituisce un corretto adempimento informativo: come dicono i legali, ciò costituisce prova legale di conoscenza.

Così tramite pec potranno essere notificati atti giudiziari, multe, accertamenti fiscali e tutto quanto di peggio Tu possa immaginare incida negativamente nella Tua sfera giuridica.

In talune imprese di piccole dimensioni le pec non vengono aperte quotidianamente, con possibili, evitabili, effetti devastanti per la loro sfera giuridica.

Cosa fare se hai dimenticato di ritirare una notificazione che Ti riguarda?

Occorre un buon avvocato o un ottimo studio legale che cerchi, tra le maglie dell'Ordinamento un principio generale o una norma particolare che serva a dimostrare che quella notificazione, per una certa, ma decisiva ragione, non è valida, per cui il processo deve ricominciare daccapo e la decisione deve considerarsi nulla, e quindi meritevole di riforma in appello; oppure che dimostri che le Tue ragioni, in presenza di una notificazione pur valida, possono comunque essere fatte valere in un altro grado di giudizio.

I Clienti non devono voler fare bella figura col Giudice, raccontando la loro “verità”, ma ottenere provvedimenti a loro favorevoli.

Correlativamente gli stessi non devono insistere col loro un Avvocato per andare a parlare col Giudice assaporando la brezza del Tribunale.
Nel 99% dei casi, raccontando in buona fede la loro storia, i Clienti dicono qualcosa che li pregiudica e potrà far loro perdere la causa.

Un buon avvocato basta e avanza ed il Cliente dovrà starsene il più lontano possibile dal processo, che è fonte di stress, ansia ed angoscia.

Ciò non è sempre vero poiché in talune rarissime circostanze (ad esempio nei rapporti di famiglia e in alcune delicate questioni penali), il contatto con il Magistrato risulta essenziale a riprova della buona fede del Cliente.

L'art 117 del codice di procedura civile stabilisce che il Giudice possa trarre argomenti di prova (cioè mezze prove) dalla mancata presentazione della parte all'interrogatorio libero.

Il Giudice fissa l'interrogatorio libero per tentare di conciliare le parti, dopo averle ascoltate sui fatti di causa. Se il Cliente non è particolarmente esperto l'interrogatorio può essere di grave pregiudizio, per cui – se l'avvocato decide di farlo partecipare – il Cliente dovrà essere assolutamente preparato in ogni dettaglio della causa e non solo.

Se il Cliente, per una qualsivoglia ragione non potrà essere ben preparato, è meglio che non si presenti all'interrogatorio libero.

Non ho mai visto una sentenza in cui la decisione sia unicamente motivata sulla mancata presentazione della parte all'interrogatorio libero, mentre ne ho lette parecchie fondate su dichiarazioni sfavorevoli che la parte ha fatto contro se stessa, quasi senza avvedersene, nel corso del proprio interrogatorio libero.

Attenzione all'onere della prova.

Il Giudice decide in base alle norme ed alle prove.

Non andare quindi in giudizio se non sei sicuro di avere le prove (documenti, testimonianze, ecc.) che dimostrino la Tua pretesa.

Il principio dell'onere della prova, quale una regola di giudizio che indirizza la decisione del Magistrato, deve essere ben conosciuto dal Cliente che si rivolge all’avvocato per iniziare la causa.

Sono stati provati i fatti a fondamento della domanda?

Se la risposta è affermativa, la domanda è accolta, se negativa è respinta.

Ma quali sono i fatti che devono essere provati?

Sono i fatti costitutivi della domanda.

E quali sono i fatti costitutivi?

Ad esempio: se richiedo l'adempimento di un contratto, devo dimostrare unicamente la stipulazione del contratto stesso e non l'inadempimento della controparte che è sufficiente allegare, ovverossia dichiarare.

Se sono chiamato (convenuto) in giudizio, devo contestare specificamente (cioè punto per punto) la domanda che è stata proposta nei miei confronti, pena il dissolvimento dell'onere probatorio in capo a chi agisce in giudizio (art. 2697 c.c.; artt. 112 e segg. c.p.c.) ed avrò l'onere di provare i fatti impeditivi (ad es. il contratto non è stato stipulato perché la firma in calce non è la mia), modificativi (ad es. il contratto indicato dall'attore si è sciolto ed è stato sostituito da un altro contratto) o estintivi (ad esempio: il contratto è stato sciolto dalle parti d'accordo fra loro) in relazione alla fattispecie fatta valere in giudizio.

Tutto questo in teoria è assolutamente chiaro.

In pratica le cose stanno in modo diverso, perché non è scritto da nessuna parte quali siano i fatti costitutivi, quali quelli impedivi, modificativi o estintivi per ogni situazione concretamente tipizzabile, spesso complessa ed ingarbugliata anche dopo approfondito studio da parte d’un avvocato esperto.

E per questo fioriscono i processi e gli avvocati han pane per i loro denti.

Sei pronto ad affrontare lo stress giuridico?

Quale avvocato, non voglio dissuaderTi dall’intentare una causa, se questa è fondata.

Voglio solo raccontarTi la verità su quello che succede nei Tribunali.

Non basta avere ragione, per intentare una causa, nonostante la stessa sia patrocinata da un ottimo avvocato.

Bisogna sapere prima che i Magistrati sono persone che - in perfetta buona fede - sono soggette ad errore, che può trovare rimedio nei reclami e nelle impugnazioni che la legge consente, ma non è detto che tale rimedio ci sia sempre. In definitiva non è detto che la ragione sempre trionfi.

C’è poi il fattore tempo, che sta sempre dalla parte di chi la ragione non ha e costituisce un logorio non indifferente per la parte affamata di giustizia. Infine il fattore fortuna: come per tutte le vicende della vita la dea bendata interviene pesantemente a determinare l’esito della causa. E questo come è possibile? Te lo spiego subito.

Per tutto quanto concerne le cause così dette bagatellari, ovverossia le cause di poco conto (mi riferisco alle cause di scarso peso oggettivamente intese: è ovvio che per ciascuno la propria causa è importantissima, ma vi è rilevanza oggettiva e rilevanza soggettiva), la fortuna interviene poco ed è sufficiente un avvocato attento, scrupoloso, diligente, affinché la parte che ha ragione la possa ottenere.

La fortuna può giocare come inciampo per la parte che ha ragione, qualora questa (o meglio il suo avvocato) commetta errori procedurali che le fanno perdere una causa altrimenti vinta.

L’errore più comune è quello di non portare in giudizio una prova che si possiede, ma che ci si dimentica di produrre, perché la parte non l’ha data all’avvocato o l’avvocato s’è dimenticato di produrla.

Così, la parte che aveva ragione si troverà la propria domanda respinta. In tal caso, ove l’avvocato dovesse essere responsabile per il danno cagionato ad una parte per aver commesso, in buona fede, un errore, questi dovrà provvedere al risarcimento del danno a favore del proprio Cliente ingiustificatamente danneggiato [Per questo motivo la legge professionale degli Avvocati impone da alcuni anni che gli Avvocati devono essere obbligatoriamente assicurati per i danni involontariamente causati al propri Clienti nell’esercizio del loro studio legale. Personalmente, quale Avvocato prudente, ho stipulato una polizza con la Società Reale Mutua Assicurazioni di Torino che mi copre fino a 5 milioni di euro].

Invece, per le cause di notevole rilievo e per quelle in cui la decisione potrebbe essere oggettivamente incerta, la fortuna gioca maggiormente la sua parte anzi tutto nella designazione che viene fatta del Magistrato, il quale diventa alla fine arbitro della decisione. Tale criterio dovrebbe trovare rimedio nei successivi gradi di giudizio, garantendo così la giustizia negata, ma, contro ogni logica, ciò non sempre accade.

Un esempio: l’art. 648 del codice di procedura civile consente al Giudice di concedere l’esecuzione provvisoria ad un decreto ingiuntivo (cioè un ordine di pagamento) emesso da un (altro) Giudice, qualora l’opposizione non si fondi su prova scritta o non sia di pronta soluzione.

Viene praticamente concesso al Giudice il potere insindacabile di fare pagare – ben prima della conclusione della causa - una certa somma dal soggetto A al soggetto B. Dico potere insindacabile, poiché gli addetti ai lavori sanno che l’ordinanza che concede l’esecuzione provvisoria non è revocabile dal Giudice che l’ha emessa e non è impugnabile neppure in Cassazione (così almeno oggi infondatamente si ritiene) o reclamabile ad un Giudice superiore.

La stessa dà alla parte che l’ha ottenuta il potere di richiedere all’altra il pagamento anche in via esecutiva, anche se il Giudice si è sbagliato (e lo dovesse successivamente ritenere) ed anche se la parte che l’ha ottenuta è insolvente e non potrà mai restituire il mal tolto (il sottoscritto può assicurare di aver personalmente constatato in un caso quanto descritto).

 

Per tutte le questioni di cui non ho competenza diretta, indico al Cliente un Avvocato, esperto del settore, a cui direttamente rivolgersi e col quale avrò modo, se il Cliente lo desidera, di collaborare.

Menu Studio legale

 

©2019 Studio Legale Avvocato Giorgio Gentilli - Torino
Via XX Settembre 62 - Torino - P.IVA: 04129750016

Tel. +39 011545128 - Cel. +39 3356057713

Mail: [email protected] - PEC [email protected]

DISCLAIMER E PRIVACY

Giorgio GentilliL'Avvocato Giorgio Gentilli è laureato in giurisprudenza con 110 lode e dignità di stampa. E' iscritto all'Ordine Avvocati di Torino dal 7/5/1984, con n. 1714. Il profilo completo è alla pagina "chi sono".